Angolo delle interviste: Shiri.

Pubblicato da Alberto Avitabile il

Voglio inaugurare una nuova sezione del sito, l’Angolo delle interviste, allo scopo di far conoscere, attraverso brevi domande, alcuni BDSMers che di volta in volta vorranno essere così gentili da accettare.

Spazieremo un po’ su tutto, ma mettendo sempre in prima linea la persona, cercando di farne comprendere le molteplici sfaccettature, sperando così da ampliare sempre più gli… orizzonti del lettore curioso. 

Come prima volta, non poteva che essere la padrona di casa: Shiri, che ringrazio per il tempo e la pazienza.

Ciao Shiri e grazie per il tempo che mi concedi. Per iniziare una piccola presentazione di te.

  • Per iniziare: quando e come hai scoperto di essere una slave e anche una pet e una little? Cosa significa essere slave, little e pet in una sola te?

Ho preso consapevolezza di essere sub solo qualche anno fa, si tratta di una parte di me che probabilmente era latente, già presente ma mai emersa. É successo quasi per caso, per pura curiosità, grazie a qualche lettura sul tema. Gli altri aspetti di little e pet si sono svelati man mano, ma c’è da dire che li vivo come facce della stessa medaglia, o dello stesso dado, se non addirittura la stessa cosa. Come non si può scindere una persona, allo stesso modo non si possono dividere le mie diverse indoli in quanto sono parte integrante del mio stesso modo di essere e di vivere le cose.

Il fatto di attribuirmi caratteristiche di animali o di bambina mi aiuta ad esprimere meglio la mia esperienza del mondo, il che è qualcosa che va al di là della sola sottomissione. Ovviamente esprime anche quest’ultima nella misura in cui le indoli pet e little rientrano un uno stato di coscienza che non è proprio della persona adulta: l’animale domestico o un bambino dipendono sempre dall’adulto di riferimento e rappresentano lo stato di subordinazione per eccellenza. Oltre al fatto che è un tipo di “kink” che permette di spaziare veramente in una dimensione che è altro da sé, dimenticando per qualche attimo tutto il peso che la vita quotidiana spesso porta.

  • Quella che stai vivendo ora è la tua prima vera appartenenza o ce ne sono state di precedenti?

Si tratta della prima appartenenza, c’è stata qualche conoscenza precedente ma che non si può paragonare. Probabilmente sono state comunque esperienza propedeutiche a quello che sto vivendo ora.

  • Il tuo essere pet in cosa ti gratifica principalmente?

Poter far le feste al Padrone.

  • So che appartieni totalmente al tuo Dominante, una persona che conosco e stimo; quando ti avvolge nelle sue corde, in tre parole, cosa sono per te?

Sono il Suo abbraccio, mi fanno sentire Sua.

  • Il Mondo di Shiri, in cui scrivi, è parte di te; se dovessi rappresentare a chi legge il tuo BDSM, come lo descriveresti?

È gioia, è la felicità di offrire me stessa e di essere accolta così come sono. La felicità di sentirsi completi in totale sintonia.

  • Oggi sta prendendo piede il cosiddetto BDSM 2.0 dove ognuno reclama la propria libertà di viverlo come meglio gli aggrada, fino a “ripudiare” quelle che sono state le regole non scritte a cui tutti ci siamo attenuti nonostante i vari distinguo; cosa ne pensi?

Lo facciamo per la religione, perché non si potrebbe applicare al BDSM? Un ambito privato e personale, come è appunto la sessualità, è giusto che ognuno lo possa vivere come meglio crede, adattando le regole al proprio modo di vivere e di essere. Ciò che conta è conoscere bene regole, terminologie, tecniche e i principi di consenso e sicurezza che la pratica del BDSM porta con sé.

D’altra parte io a casa mia faccio la carbonara con la pancetta e non con il guanciale, se questo crea disagio a qualcuno non verrà a mangiare a casa mia, l’importante è non scottarsi con l’acqua bollente. Non dimentichiamo comunque che per ripudiare una regola bisogna conoscerla, quindi prevede in ogni caso una certa dimestichezza con l’argomento. Ora io vedo più che altro pigrizia e forse supponenza di chi crede di poter fare tutto da sé, ma non è sempre possibile.

  • Altro punto focale sono i collari, ormai usati e dipinti come una sorta di quasi inutile orpello, quasi a denigrare chi li usa scientemente e ne ha il dovuto rispetto; il tuo pensiero?

Credo sia un problema di qualsiasi tipo di simbolo e della mercificazione di esso. Qualunque simbolo ha senso nella propria comunità di riferimento, o per gli iniziati ad una comunità ristretta. Se questa comunità viene meno, se tutto viene sdoganato o mercificato come è avvenuto e sta avvenendo, l’oggetto può perdere il significato profondo od originario. Basti pensare al crocifisso o alla kefiah palestinese. Ci sarà sempre chi porta un oggetto con il significato del simbolo che rappresenta, per chi ovviamente lo riconosce e glielo attribuisce, e chi porta un oggetto per moda o estetica.

  • Ci avviamo alla conclusione di questo spazio: ha preso molto piede il fenomeno del prodomming, delle moneymiss: è il “naturale” evolversi delle cose, oppure una pericolosa deriva?

Mercificazione e sesso hanno sempre convissuto nei secoli dei secoli, ora con la maggior diffusione e accettazione di ambienti fetish o kinky questo connubio conosce certamente una maggior fortuna e diffusione. Non credo sia una deriva di per sé, lo è forse il messaggio che fa credere che questo tipo di monetizzazione sia l’autostrada per soldi facili, zero studio e professionalità. Potrebbe sciogliersi come neve al sole, come molte tendenze, o cambiare di nuovo faccia con l’evolversi delle reti sociali. Se ci saranno danni li si vedrà tra qualche tempo.

  • Per chiudere una rua riflessione sul BDSM.

Non credo rappresenti uno stile di vita, credo sia un modo di esprimere se stessi e la propria sessualità in primis. E’ un termine talmente ampio in cui tutti possono trovare la propria nicchia per vivere questo aspetto di sé senza patemi, paranoie e ansie e per contribuire alla soddisfazione personale.

Grazie del tuo tempo Shiri!