“Fragile”

Pubblicato da Shiri Hikaru il

A volte può sembrare che quello che scrivo poco c’entri con il B.D.S.M, probabilmente sembra che non c’entri nulla. E infatti spesso non c’entra nulla. Questo perché non credo che ci si possa settorializzare troppo, sarebbe riduttivo parlare solo di D/s o di S/M, o meglio non è proprio questo il motivo, è perché secondo me è qualcosa che parte da lontano…Parte da se stessi. Si parte sempre da se stessi per poter fare qualsiasi cosa nella vita.

Quando ho iniziato questo percorso avevo determinate certezze, o idee, su di me e su quello che mi circondava, ma mi succedeva continuamente di mettermi in discussione per come ero e per come apparivo agli altri. Facendo entrare, man mano sempre di più, un’altra persona tutto piano piano ha dovuto cambiare forma. Ho iniziato un viaggio dentro di me che mi ha portato a me stessa. Perché a volte, come si legge nel Gattopardo, bisogna che tutto cambi affinché tutto rimanga com’è; non si parla infatti di un cambiamento, ma di una scoperta di quello che si è. Non in chiave B.D.S.M, ma a tutto tondo. E’ scoprirsi umani e non rinunciare mai alla propria umanità, è scoprirsi tante cose, tanti aspetti, così tanti che non riusciremo più a definirci in un solo modo. Le paure, le fragilità, le incertezze, le ansie, ma anche le gioie, l’amore, la dolcezza sono tutti sentimenti da comprendere e attraversare senza timore, perché chi mi accoglie è proprio al di là di quella paura.

E l’idea che avevo di me è andata in frantumi come un bicchiere lanciato per terra. Si è rivelata per quello che era: un insieme di schegge di luce, non una cosa ma tante cose che non danno più nemmeno l’immagine originaria…perché non esiste. Come un quadro cubista, come un puzzle in cui manca un pezzo, come il paesaggio sfuggente al di fuori del finestrino di un treno. Non si può fermare, comporre, definire, fissare, ingabbiare. E ogni cosa sarà solamente sempre una parte di me, la parte di quel puzzle in cui mancherà sempre un pezzo e non sarà mai finito…

Posso parlare certo di un aspetto, ma giocoforza comprenderà sempre anche tutti gli altri, altrimenti come si fa a capire? Riuscire a realizzare il nostro essere in tutto quello che facciamo è veramente l’unica cosa che abbiamo a nostra disposizione per vivere e non lasciare indietro nulla. Nulla di noi stessi.

 

 


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