Cacca

Pubblicato da Orizzonti Sconosciuti il

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La cacca rappresenta il materiale di scarto risultante dai processi di digestione e di assorbimento del nutrimento. È costituita per il 75% da acqua, per la parte restante da batteri, sostanze inorganiche, cellule epiteliali di sfaldamento e materiale non digerito.

L’etimologia della parola cacca è abbastanza incerta: alcuni la riconducono all’aggettivo greco kakos, cose cattive, sporche; altri la riconducono alla contrazione del verbo latino cloacare, sporcare; altri ancora, alla radice sanscrita kak- che significa sterco, escrementi, letame. In ogni caso, cacca è ritenuto essere un termine prevalentemente appartenente al linguaggio infantile poiché riesce intuitivo e versatile a dare attributi in metafora o in similitudine.

In condizioni normali, tutti gli esseri viventi, dal momento che nascono, proseguono naturalmente verso un processo di maturazione. Secondo il modello di sviluppo a fasi di Freud, la fase anale è il secondo periodo di sviluppo del bambino: essa succede alla fase orale e precede la fase fallica.

La fase anale subentra al termine del primo anno di vita sino al terzo compleanno ed è il periodo in cui il piacere si associa a due comportamenti opposti associati alla funzione escretoria: ritenere o espellere.

In questo periodo il bambino comincia ad allontanarsi dalla madre e il significato di questi due atti diventa la base per tollerare l’esperienza della presenza/assenza dell’oggetto d’amore (che ormai è diventato un oggetto diverso da lui), ma anche del dare e ricevere. In termini psicoanalitici la fase anale si caratterizza per la presenza di un continuum che vede alle due estremità rispettivamente una forma sadico-anale-espulsiva (l’evacuazione viene vissuta come distruzione dell’oggetto) e una forma erotico-anale-ritentiva (le feci vengono trattenute per controllarle e impossessarsene).

Tuttavia, la crescita non mantiene una linea di progresso del tutto continua. Questo significa che anche in una crescita normale ci sono momenti di progresso, di arresto e di arretramento. Ed è proprio a questo che si riferiscono i concetti psicoanalitici di fissazione e regressione.

Fissazione e regressione sono fenomeni strettamente legati al concetto di libido. In psicoanalisi, la libido rappresenta un’energia psichica (una pulsione) orientata al raggiungimento del piacere. Un desiderio che muove e spinge il soggetto a trovare soddisfazione. Tale forza o impulso si rivolge a vari oggetti, in base al processo di evoluzione di ogni singolo individuo.

Se durante la maturazione l’individuo risulta bloccato o se durante la fase adulta regredisce evolutivamente sul piano sessuale alla fase anale, si origina nello stesso una parafilia, nota con il nome di “coprofilia”, caratterizzata non solo per un investimento erotico dell’area anale ma, anche, le stesse feci sono investite di un valore erogeno

L’atto del defecare diventa centrante nel rapporto sessuale e le feci diventano l’oggetto sessuale più erogeno in quanto proiezione e concretizzazione di sé o dell’altro.

Se Freud aveva ragione a sostenere che la seconda fase dello sviluppo psicosessuale, terminata quella orale, è proprio la fase anale, è tra i 18 e i 36 mesi che s’impara a provare piacere nel gestire i movimenti sfinterici autonomamente, sviluppando allo stesso tempo interesse per gli escrementi.

L’opportunità di conoscere sensazioni provenienti da parti del corpo non frequentemente esplorate, come la sensibile regione anale, può aumentare l’intensità del piacere sessuale e riportarci quindi bambini. Se da una parte questo interesse viene ben presto sanzionato dall’ambiente in cui cresce il bimbo, dall’altro rimarrà più o meno presente nell’inconscio andando a creare, in alcuni, una «fissazione anale» che potrà essere:

  • ritentiva quando se ne ottiene un eccesso di gratificazione libidica essendo penetrati o comunque stimolati (erotismo anale);
  • espulsiva quando è centrale il bisogno quasi compulsivo di penetrare analmente (sadismo anale).

Se a questo, aggiungiamo il fatto che quando si va al bagno, la sensazione provata è davvero soddisfacente a causa della pressione addominale che diminuisce e dei recettori di stiramento che si rilassano, è facilmente intuibile che, il rilascio di tutta la tensione addominale accumulata ci regala una sensazione di benessere. Queste sensazioni di benessere, abbinate alla fissazione anale, possono sviluppare nell’individuo una serie di fantasie legate alle feci e all’ano.

In funzione delle fantasie di ciascuno, conseguentemente a quanto detto sinora, le feci possono suscitare disgusto o piacere.

Ed è per questa ragione, che l’ano può entrare in gioco durante i rapporti sessuali, creando un legame diretto con la “cacca” e, conseguentemente, con la sodomia o qualsiasi altra forma di penetrazione anale (ditalino, anulingus, ecc.) che, tra l’altro, sono pratiche sessuali particolarmente diffuse per una serie di motivazioni:

  • L’ano è fornito di una quantità innumerevole di terminazioni nervose, che lo rendono una delle principali zone erogene del corpo.
  • Nel caso il soggetto penetrato sia un uomo, oltre al piacere derivante da queste terminazioni, entra in gioco anche la prostata che viene sollecitata durante la penetrazione, mentre, nel caso sia una donna, grazie al fatto che le pareti che separano il retto dalla vagina sono sottilissime, durante il sesso anale, c’è anche una stimolazione indiretta del punto G e delle terminazioni nervose del clitoride.
  • I glutei costituiscono un importante ornamento sessuale, che hanno la capacità di far recuperare la dimensione animalesca e bestiale dell’uomo riportandolo a quando ancora non camminava in posizione eretta cosa questa che, in determinati contesti sessuali, può essere molto stimolante come così pure la stimolazione olfattiva più o meno collegabile agli escrementi che può generare in alcuni un surplus di eccitazione.
  • La funzione naturale dell’ano è quella di trasportare all’esterno le feci. Esso è infatti circondato da un muscolo a forma di anello, chiamato sfintere anale, che si costringe dopo la defecazione. Quando il muscolo è costretto, la penetrazione anale può essere difficile e dolorosa. Questa costrizione, può essere anche “interpretata” come una forma di “resistenza” passiva che l’individuo penetrato, o passivo, esercita contro il partner penetrante, o attivo, dando così origine ad una sensazione di controllo, dominazione e possesso da parte dell’uomo attivo. Questa sensazione andrebbe a creare un rapporto di potere nel quale la posizione di dominazione è assunta da chi penetra (poiché gestisce l’atto e prova maggiore piacere fisico e psicologico) mentre la posizione di sottomissione è accettata dal soggetto passivo, il quale, oltre a subire l’atto, durante lo stesso, potrebbe anche provare un intenso dolore fisico; fattori questi che dimostrerebbero al soggetto attivo la completa dedizione del partener passivo.
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