Zoofilia

Pubblicato da Orizzonti Sconosciuti il

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ll termine zoofilia (dal greco antico zoon, animale e -philia, amicizia, propensione, amore) ha varie accezioni; può riferirsi al sentimento o atteggiamento di affetto e protezione per gli animali ma, in psicopatologia, è usato come sinonimo di zooerastia (dal greco antico, zoon, animale e erasteuo, provare amore o desiderio) o bestialità (dal latino bestialitas), per indicare la preferenza sessuale che porta ad avere rapporti sessuali con animali non umani.

Il termine fu introdotto la prima volta nel campo della ricerca dallo psichiatra e neurologo tedesco Krafft-Ebing nel suo libro “Psychopatia Sexualis” (1886).

La zoofilia non ha nulla a che fare con i soggetti che ritengono gli animali compagni di vita ai quali possono sentirsi legati da profondo vincolo affettivo (amanti degli animali) o con coloro che trovano nella presenza e compagnia degli animali un motivo di piacere psicofisico; da questi soggetti infatti è assente ogni pulsione sessuale nei confronti degli animali.

Secondo il DSM-5, la zoofilia non è considerabile come disturbo, ma come una preferenza sessuale non patologica (parafilia) nel caso in cui la persona non presenti disagio e/o compromissione di aree importanti.

Affinché possa essere considerata come un disturbo parafilico è necessario sia presente per almeno sei mesi e che causi un disagio significativo nell’individuo o arrechi un danno a sè stesso o agli altri in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti.

Storicamente, la zoofilia è sempre esistita essendone state accertate tracce anche nell’Era primitiva, legate al culto di divinità mitologiche delle popolazioni arcaiche. La mitologia è ricca di figure nate dall’accoppiamento di essere umani con animali. L’esempio più noto è il Minotauro, nato dall’accoppiamento della moglie di Minosse, Pasifae, sorella della maga Circe, con il toro inviato per punizione dal dio Nettuno, oppure il dio Crono che si unì a Filira, figlia del titano Oceano, sotto forma di cavallo, da cui generò Chirone e Zeus, che, a sua volta, si unì più volte a donne mortali o ninfe sotto forma di animale. Soltanto nel Medioevo, con l’intervento della Chiesa, la stessa venne equiparata alla stregua della sodomia e considerata sacrilega come l’omosessualità, i rapporti anali/orali e la masturbazione poiché non finalizzate fisiologicamente alla riproduzione umana.

Le componenti psicologiche che spingono le persone a soddisfare i propri bisogni sessuali con gli animali sono svariate, andando dal puro divertimento alla lussuria, dalla curiosità al sadismo.

I praticanti, se non hanno animali propri, usano i vari mezzi di comunicazione per contattare il proprietario di animali appositamente addestrati (detti androzoi), oppure, in alternativa, si danno alla pseudozoofilia mascherando il partner da animale (vedi Ponyplay e Furry) o, ancora, acquistano vibratori realizzati sul calco di genitali non umani.

Esistono termini specifici per differenziare l’animale desiderato quali ad esempio:

  • Ailurofilia, indica la zoofilia elettiva verso i gatti (dal gr. ailuros, gatto);
  • Cinolagnia, quella verso i cani (dal gr. kuov, kunos, cane);
  • Erpetofilia quella per i rettili (dal gr. herpeton, rettile);
  • Ippofilia quella per i cavalli (dal gr. hippos, cavallo);

e cosi via. Altri termini quali bestialità e bestialismo spesso vengono utilizzati come sinonimi di zoofilia ma in genere l’utilizzo di questi avviene in contesti per i quali l’atto sessuale assume un’accezione particolarmente negativa, relativamente al fatto che il soggetto umano attui dei comportamenti violenti verso l’animale.

Inoltre, la zoofilia non deve essere confusa con le pratiche di zooantropia in cui un partner mima le posizioni o l’atteggiamento di un animale. È altresì una cosa diversa dalle parafilie zoomorfiche (teriantropofilia) che fondono anatomia umana e animale creando un soggetto vivente (in fantasia) del tutto originale.

Per quanto rari, sono stati documentati casi di esibizionismo zoofilo, nei quali l’individuo mostra i propri genitali all’animale pensando di eccitarlo o scioccarlo.

La comunità zoofila compie una netta presa di posizione negativa nei confronti di coloro che mettono in atto comportamenti zoosadici (zoosadismo) e verso chi, per soddisfare le proprie pulsioni, pratica fence hopping, salto della staccionata, termine inglese usato per indicare l’atto di saltare una recinzione o entrare in altro modo in una proprietà privata allo scopo di avere rapporti sessuali con animali domestici e/o bestiame.

Invece, le argomentazioni che gli zoofili adducono a favore delle proprie tendenze sessuali riguardano, da un lato, la possibilità che i loro gusti siano da considerarsi non una parafilia ma un vero e proprio orientamento sessuale al pari di quello etero o omosessuale, e dall’altro, la capacità dell’animale di ricambiare in qualche modo l’affetto e la passione trasmessa dallo zoofilo, il quale, ritiene i propri atti per nulla lesivi della natura dell’animale.

La più comune controargomentazione alla zoofilia è di ordine etico e parte dal presupposto che l’atto sessuale verso l’animale sia un abuso nei confronti di un essere che non ha la possibilità né la cognizione di decidere per sé, come può essere per il bambino. Tuttavia, anche nei paesi in cui gli atti zoofili non sono espressamente vietati, la produzione di pornografia d’argomento zoofilo è quasi sempre illegale.

Praticare atti sessuali con animali può recare problemi igienico-sanitari e, anche se la letteratura scientifica veterinaria non attesta casi di trasmissione di malattie per via sessuale, i rischi sanitari sono riconducibili a quelli esistenti in caso di stretto contatto con l’animale e, pertanto, può portare a contrarre infezioni specifiche, molte delle quali estremamente pericolose per la salute, dette zoonosi, ossia malattie trasmissibili da animale a uomo, quali scabbia, salmonellosi, staffilococco aureo. Per le donne, poi, c’è il pericolo di riportare lacerazioni della vagina e degli organi interni. Per tale motivo, la zoofilia viene utilizzata molto raramente nel BDSM come forma di degradazione.

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