Il BDSM non è sesso estremo

Pubblicato da Orizzonti Sconosciuti il

Visto che più di qualcuno definisce il BDSM come sesso estremo credo sia corretto spiegare perché il BDSM non è sesso estremo e cosa significhi il suo acronimo e cosa sia il BDSM stesso.

Il BDSM è strettamente collegato alle prime comunità gay, dette Leather, costituitesi tra gli ex soldati statunitensi al termine della seconda guerra mondiale e, alla lotta che queste intrapresero per il loro riconoscimento: lotta che, tra l’altro, portò alla costituzione della moderna idea di sadomaso e all’acronimo BDSM.

Il termine BDSM venne coniato per la prima volta nel 1991 in un gruppo di discussione internet chiamato alt.sex ma, venne usato per la prima volta solo nel 1996 nel libro “SM 101” di Jay Wiseman.

Prima di allora l’unico acronimo utilizzato, per riferirsi alla pratiche sadomasochiste, era SM (Sado/Masochism).

Nel 1984 David Stein, in un articolo per la GMSMA (Gay Male S/M Activists), ideò l’acronimo SSC (Safe, Sane and Consensual) per contrastare la sempre più diffusa idea che il SM fosse una pratica antisociale ed estrema praticata da psicopatici. Da qui iniziarono a diffondersi concetti come EPE (Erotic Power Exchange) prima e, successivamente, TPE (total power exchange), fino ad arrivare, già dalla metà degli anni 80, al D/s (Dominazione sottomissione).

Da questo periodo sino agli anni 90, il sadomaso inizia a scollegarsi dal mondo omosessuale e, inizia a diffondersi anche in altri ambienti sociali. Iniziano quindi a comparire una serie di acronimi per definire tutte le varie sfaccettature che man mano emergevano, per distinguere una cosa da un’altra, generando così però non poca confusione. Inoltre, in quegli anni, molte persone coinvolte in queste suddivisioni, non volevano essere più associate a pratiche considerate violente, da squilibrati o viste come contro natura poiché tali non erano.

Poi, grazie all’avvento di internet, e a film come Segretary del 2002, testi come la trilogia 50 sfumature (che di BDSM non ha proprio nulla tranne che il merito di averlo sdoganato tra le masse) e  “Diario di una sottomessa – Storia di un risveglio sessuale” di Sophie Morgan del 2012, il BDSM diventa “alla portata di tutti” e, purtroppo, anche elemento di moda. Elemento nel quale, però, a tutti i costi, si cerca sempre, “da parte dei non addetti ai lavori”, definiamoli così, di far rientrare fenomeni comportamentali umani complessi, come il BDSM, a patologie cliniche o a forme estreme di sessualità o chissà cosa.

Il DSM 5 (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorderscol, ossia Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali), pubblicato nel maggio 2013, che è uno dei sistemi nosografici per i disturbi mentali o psicopatologici più utilizzati da psichiatri, psicologi e medici di tutto il mondo, sia nella pratica clinica sia nell’ambito della ricerca, ha definito le attività BDSM come desideri sessuali definibili atipici poiché praticate in maniera sana, sicura e consensuale.

Il BDSM è quindi semplicemente una sessualità alternativa e non “sesso estremo” proprio perché di estremo non c’è nulla. Ogni attività, anche quella più intensa, viene svolta in maniera consensuale concordata e sicura fra i partner o i player partner, ove nulla è lasciato al caso, sempre però se è praticato da persone consce di ciò che fanno e non da improvvisati o avventurosi lettori di romanzi o siti commerciali.

Per rendere più chiara questa differenza, userò un semplicissimo paragone, anche la cosa più semplice, come ad esempio il camminare, può essere visto “da chi non lo sa fare”, e quindi non lo conosce, come una “pratica estrema”; ma poi, col tempo, con il desiderio di spostarsi, con l’appagamento nel camminare, con il piacere di correre, ci si rende conto che, ciò che un tempo era considerato estremo perché sconosciuto e/o mai fatto, in realtà conoscendolo e provandolo, diventa estremamente normale proprio perché il camminare, ovvero quel comportamento, fa parte della natura umana stessa!

Non torniamo quindi nella non conoscenza del passato definendo il BDSM come “sesso estremo”, visto che neanche in psichiatria, sessuologia o sociologia è stato mai definito cosi! Inoltre, altra cosa da non sottovalutare, è che esistono moltissime ricerche scientifiche, condotte sin dai primi anni del 2000, che dimostrano come questa sessualità alternativa, rientri nelle fantasie sessuali della maggior parte delle persone (come ad esempio quella dell’Université du Quebec a Trois-Rivieres e dell’Istituto Philippe-Pinel di Montreal condotte nel 2014: 64.6% delle donne e il 53 per cento degli uomini).

Categorie: B.D.S.M.

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