Il diario

Pubblicato da Shiri Hikaru il

Me lo ricordo come fosse ieri quando è successo. Era un pomeriggio di metà novembre, più o meno come adesso, ero seduta sul letto tornata a casa dal lavoro, al telefono con lui. Era stata una domanda secca, senza tanti preamboli…perché certe cose è meglio essere diretti nel dirle, anche perché ci giravo intorno da un bel po’ di tempo. Le cose non sono mai esattamente come ce le immaginiamo nella nostra testa un po’ troppo fantasiosa…quindi, timida come un bambino che vuole anche il gelato dopo aver già mangiato la cioccolata, ho chiesto “Posso essere tua?”. “E una l’abbiamo portata a casa” è stata la risposta. Secca pure la risposta, ma sapevamo già che non avremmo desiderato altro di meglio al mondo…ed è tuttora così.

Dal momento in cui sono diventata sua, ho ricevuto il mio primo compito: avrei dovuto scrivere un diario, mettere nero su bianco i miei pensieri, emozioni, sensazioni, tutto quello che mi passava per la testa. Era da anni che non scrivevo. Dagli ultimi anni delle superiori avevo smesso di annotare i miei pensieri, avevo deciso di non scrivere più e di chiudere quegli infantili tentativi di esprimersi in un cassetto.

Quel giorno era il 13 novembre del 2018 e non ho più smesso. Anche adesso quando rileggo quello che scrivo mi sembra l’espressione di un sogno infantile. Perché forse nessuno cresce mai del tutto, e più ci sforziamo di essere seri più abbiamo voglia di sognare. Scrivere per me è aver avuto indietro me stessa, il mio sogno.

Lui mi ha fatto il dono di essere me stessa, il regalo più grande.


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