La schiava e… (parte 3°)

Pubblicato da Shiri Hikaru il

Ci sono argomenti su cui torno più spesso. Sono quelli che nel corso del tempo mi hanno fatto più riflettere e interrogare, quelli su cui ho “perso” più tempo, anche se il tempo non è mai realmente perso se ci lascia qualcosa…

Uno di questi è indubbiamente cosa sia “essere schiava”. Ci sono stati momenti in cui mi sembrava di aver capito tutto, altri in cui invece mi sembrava che non ci fosse nulla che avessi capito, niente di niente, a volte pensavo che aver l’impressione che nulla quadrasse fosse il primo passo per comprendere veramente qualcosa. Succede spesso così in molti ambiti: appena si inizia sembra tutto chiaro, poi man mano che si progredisce nel percorso si scoprono tutte le lacune. Com’è giusto che sia…è quasi la differenza che c’è tra la teoria e la pratica, conoscere la teoria a memoria non è assicurazione di avere un buon esito pratico. Bisogna quindi integrare teoria e pratica. Il che, in questo caso, significa integrare tutte le cose che leggevo, o che mi venivano dette, con quello che sentivo dentro. Per moltissime persone infatti “l’essere schiava” è la condizione finale e ottimale dell’Appartenenza. Ma per me non era così.

Per me non poteva essere tutto lì…non che pensi sia poco sottomettersi e servire una persona, semplicemente non poteva essere esaustivo di un rapporto, dell’Appartenenza. La mia quasi totale impossibilità di essere inquadrata e classificata in un’etichetta mi ha causato non poche diatribe e conflitti interiori perché oggi come allora non mi uniformo ai modelli, ammesso che ve ne siano al di fuori di un fallace ideale di finta perfezione. Per me “l’essere schiava” usciva, e tuttora esce, dal ruolo, non lo sembro mai ma lo sono sempre, fuori e dentro la scena, perché la sottomissione a Lui è connaturata in me in ogni cosa che faccio, dico e penso. Ma soprattutto non è “solo” quello.

Io non sono schiava, io direi piuttosto che sono anche schiava. Sono little, sono pet, sono schiava…ma sono soprattutto me stessa sempre, senza recitare un ruolo, ma esprimendo in ogni momento quello che sento dentro. Credo sia il modo migliore per onorare la Persona che ho di fronte.

 


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