Storia: dall’età moderna al 1900

Il primo tentativo grezzo nella letteratura medico scientifica occidentale di trattare sistematicamente i comportamenti sessuali, squisitamente sotto un profilo psicopatologico, risale alla fine dell’800, ed è l’opera Neue Forschungen auf dem Gebiet der Psychopathia Sexualis (Nuova ricerca nel campo della psicopatologia del sesso), datata 1890, di Krafft Ebing Richard Richard Von Kraftt Ebing, psichiatra e neurologo dell’epoca che fu il primo ad utilizzare le espressioni masochismo e sadismo le quali rappresentano due aspetti complementari, della sessualità in quanto nel sadismo il piacere sessuale viene raggiunto dalla necessità di infliggere ad altri, consenzienti o meno, sofferenze corporali o psicologiche mentre nel masochismo invece è la spinta a procurarsi sofferenze fisiche per raggiungere l’eccitamento.

Ma “Perché l’amore, che spesso rifugge il dolore, talvolta persino cerca di subirlo? o trova piacevole infliggerlo?”. Questo si chiedeva all’inizio del ‘900 uno dei padri fondatori della sessuologia, il saggista e psicologo britannico Henry Havelock Ellis Henry Havelock Ellis (1859 – 1939) nel suo libro “Love and Pain” del 1903.
Ellis, che fu il primo a studiare i vari tipi di piacere che possono derivare dal dare o ricevere il dolore, restrinse i due concetti sotto l’unica definizione di algolagnia (dal greco “àlgos” dolore e “lagneia” voluttà), definendoli “godimento di sensazioni dolorose”, recepite e inflitte come “atti d’amore”, quindi non strettamente patologici ma quasi tollerabili in certi contesti relazionali quali ad esempio una coppia o un gioco consensuale.
Ellis stesso proseguiva la propria riflessione, asserendo quanto per cercare una risposta corretta alla sua domanda… “[…] sarà necessario a volte superare i limiti apparenti del sesso comunemente conosciuto, ma se un giorno avremo successo vorrà dire essere arrivati molto vicini ad uno dei più grandi misteri dell’amore”
Bisogna attendere Sigmund Freud Sigmund Freud (1856-1939) ed i suoi “Drei Abhandlungen zur Sexualtheorie” (Tre saggi sulla teoria sessuale) del 1905 per veder stabilire uno stretto nesso tra sadismo e masochismo.
Freud considerava il sadismo e il masochismo i due lati della stessa perversione, quindi potenzialmente coesistenti nel medesimo individuo.
Nei suoi “Tre saggi sulla teoria sessuale”, per quanto riguarda il sadismo, dice Freud, non è difficile immaginare la sessualità mescolata con una certa aggressività, risultante forse dall’inclinazione alla sopraffazione tesa a superare la resistenza dell’oggetto sessuale in caso di fallimento del corteggiamento allo scopo di assicurarsi l’accoppiamento e quindi la riproduzione. Il sadismo corrisponderebbe allora alla componente aggressiva della sessualità che si è resa indipendente ed esagerata.
Il masochismo sembra allontanarsi di più dalla meta sessuale, con il suo rivolgere verso se stessi l’aggressività sadica, pur se è noto a tutti, dice Freud, che ogni sensazione di dolore contiene in sé anche la possibilità del piacere, pur se non è ancora chiaro perché.
Nel 1915, in “Pulsioni e loro destini”, uno dei cinque saggi della “Metapsicologia”, fa un passo in avanti e vede nella sostituzione della propria persona al posto dell’oggetto da martoriare, e nella ricerca della persona che infligga la punizione, l’essenza del masochismo.
Ma è con lo scritto del 1919 “Un bambino viene picchiato”, uno studio sulla genesi del masochismo, che viene fornita una chiave di lettura del masochismo che ne spiega anche il meccanismo di formazione. Con questo scritto, Freud si domandava: “perché l’aspetto sado-masochista è così interno nella sessualità che quasi non se ne può fare a meno? perché lo vediamo negli animali, dappertutto.. dovunque l’atteggiamento di impositività sadica sia presente?”.
Freud parte dall’osservazione della fantasia di questo bambino di essere stato picchiato, situazione assai frequente in analisi, alla quale vengono associate sensazioni voluttuose e, infine, quasi sempre un soddisfacimento masturbatorio, all’inizio in accordo con la volontà, e col tempo assume caratteristiche di imposizione coatta.
I suoi successivi studi però integrarono, andandole anche a modificare, le sue riflessioni sul sadismo e masochismo le quali si possono riassumere in tre fasi successive: nella prima (1905-19) ha inteso il masochismo come trasformazione del sadismo diretta contro il soggetto stesso; nella seconda (1919-24) intese il masochismo come fenomeno regressivo causato dal bisogno inconscio di punizione (dunque non solo come perversione sessuale ma anche come tratto del carattere); nell’ultima (1924-37) il masochismo era da intendersi come espressione della pulsione di morte.
Tramite i suoi studi ed opere Freud ha gettato le basi per la prospettiva medica (ampiamente accettata in materia) dei decenni successivi.
Questo ha portato al primo utilizzo del termine composto sado-masochismo da parte di Isidor Sadger Isidor Isaak Sadger (1867 – 1942), un medico legale e psicoanalista, seguace della psicoanalisi viennese, nel suo lavoro intitolato Über den sado-masochistischen Komplex (Circa il complesso sadomaso) nell’Annuario della ricerca psicoanalitica e psicopatologica del 1913.

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